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Tearing up the album chart, by Davide Ariasso

Autore: GO-KART MOZART
Titolo: Tearing Up The Album Chart
Anno: 2005
Genere: alt-pop
Etichetta: West Midlands Records

"A Rock Life". Così si potrebbe intitolare questa recensione. Ma prima una domanda fondamentale: come è possible? Come è possible che un personaggio come Lawrence Hayward rimanga ancora oggi sconosciuto ai più, fra coloro che s'interessano di rockindiealternativeccetera? Sì, ci si salva citando Stuart Murdoch dei Belle & Sebastian, il quale ha praticamente iniziato a suonare grazie al suo amore per la band degli Eighties guidata da Lawrence: i Felt. Stuart era talmente ossessionato dal nostro amico che partì per Londra proprio alla ricerca di questo rinomato eccentrico con la nevrosi della pulizia e il sogno (quasi riuscito) di diventare un perfetto loser. Non riuscì a trovarlo. Oggi Lawrence acclude la sua e-mail nel leaflet del secondo album a nome Go-Kart Mozart e rende il gioco ben più facile ai novelli aspiranti Murdoch.

Chi si accosta a questo disco credendo di ritrovare il raffinato alt-pop feltiano di ascendenza Velvet/Television, sospeso con leggerezza inimitabile fra carnalità, oblio e disincanto, potrebbe rimanere ferocemente deluso. Siamo certo più vicini all'incarnazione anni 90, quella glam-electro-pop a nome Denim, ma stavolta quello che Lawrence crea, dopo le ironiche invettive socio-politiche su base lo-fi di "Instant Wigwam And Igloo Mixture", è una sorta di estetica del basso, una specie di pub-rock elettronico, con virate lounge di bassissima lega, riff usurati e arrangiamenti sommari: completamente e sublimamente all'insegna del "m'importa na sega".

Perché Lawrence se ne esce con un disco del genere? Ma sarebbe meglio dire: solo Lawrence poteva uscirsene con un disco del genere! Sì, perché l'uomo è da sempre una delle personalità più fieramente indipendenti e immerse nella rock culture che l'Inghilterra abbia mai sfornato. La sua è quasi un'attitudine da fan o da personaggio di "Alta Fedeltà", ma con il wit, il rancore e l'acidità di chi ha scritto pagine fondamentali per la musica pop (qui siamo alla pari, gente, dei contemporanei Smiths, e in molti casi qualche gradino in su), ma non ha mai visto riconoscimenti ufficiali, se non da parte dei numerosi fan e dei musicisti che dai Felt hanno saccheggiato idee senza carpirne mai l'imprecisato non so che. Oggi Lawrence sembra mandare tutti a quel paese e produce un disco divertente, sarcastico e irritante, maledettamente inglese, che ci sbatte in faccia con ogni canzone, e con lo stile seriamente fanzinaro del leaflet, la mistificazione dell'industria discografica e della prosopopea di tanta musica contemporanea.

Questa semplificazione dei mezzi e la scelta di una poetica grottesca non tolgono comunque valore alle canzoni, che in questi involucri crudi e morbidi al tempo stesso narrano di amori tragicomici, avventure urbane di personaggi ai margini, piccole trasgressioni da antieroi di provincia, e in alcuni casi diventano anche delicate e sgangherate dichiarazioni d'amore. Esilaranti sono "Fuzzy Duck", costruita su un elenco di nomi di band progressive anni 70, e "Listening To Marmalade", ritratto della disperazione di un vecchio collezionista di rock sopraffatto dall'orrore musicale contemporaneo, mentre "At The DDU" e "Donna & The Dopefiends" sono junk-song viste con occhio ironico e insieme iperrealista, come brevi dialoghi in Ken Loach.

Insomma, c'è da pensare e divertirsi con questo disco, alieno quanto basta da rimanere, ancora una volta, appannaggio di pochi fedeli. D'altronde nel leaflet Lawrence presenta il suo corpo macilento e seminudo da junkie ultraquarantenne con la didascalia: "I still want to be a star/ But I just sold my guitar/ And you know the way things are...". A wonderful loser. This is a rock life.


Recensione di Davide Ariasso (15 luglio 2005)

7/10